Barisardo - Guida Turistica

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.: BARISARDO
  Il paese, che conta circa 4000 abitanti, si estende su una superficie di 4 kmq. Nel passato il centro abitato si limitava ad un agglomerato di abitazioni situate intorno alla Parrocchiale. Questa parte del paese rappresenta attualmente il centro storico; in essa, tra vicoli stretti e piccoli cortili si ergono vecchie case costruite con blocchi di pietra e fango. Tra queste ben poche mantengono ancora il loro aspetto originario, poiché di recente ristrutturate. Con il passare degli anni il paese si è esteso e nuovi rioni sono sorti, conferendo all'abitato l'aspetto attuale. Oggi Barisardo, che continua ad espandersi, ricopre tutta la vallata incastonata tra le colline di Su Pranu e Crastu spingendosi, verso nord, fin sulle rive del rio Mannu. Il paese è tagliato in due dalla strada statale 125 (nota come Orientale Sarda) lungo la direttrice nord/sud. Tra le vie principali, oltre la via Cagliari e la via Tortolì, che snodandosi dalla piazza Brigata Sassari (conosciuta come "Sa Staria") seguono il percorso della s.s. 125, grande importanza rivestono il corso Vittorio Emanuele e la via Mare. Il primo, costituisce la passeggiata di Barisardo, dove si concentra la vita sociale del paese; la seconda, come indica lo stesso nome, è la via che porta al mare e alle spiagge (nonostante dall'uscita del paese occorra percorrere altri 4 km per raggiungere località La Torre). Sagre e feste, che animano il paese soprattutto durante il periodo estivo, si svolgono nella piazza antistante la Parrocchiale o nella grande piazza Mercato (che oltretutto ospita il "Carnevale Bariese" un appuntamento che negli ultimi anni rappresenta una delle forme di aggregazione sociale, anche tra i giovani, più attesa). Barisardo può vantare inoltre una delle più belle chiese dell'Ogliastra e della Sardegna: la Parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato. Da non dimenticare sono poi le piccole chiesette di Santa Cecilia e di San Leonardo (fatiscente fino a pochi anni fà e recentemente restaurata). Il municipio, situato nella via Cagliari, occupa il caseggiato (del periodo Fascista) destinato in passato alle scuole Elementari, e si affaccia su uno splendido giardino arricchito da alcune statue e da una bella fontana. Nei pressi delle scuole elementari e medie (via G. Verdi) sorge il "Palazzetto dello sport" (ultimato di recente) molto grande e funzionale, in grado di ospitare manifestazioni sportive e non. Poco distanti dal paese, a meno di un chilometro, nella località di Circillai, si trovano gli impianti sportivi che ospitano un campo da calcio, con annesse gradinate coperte, e due campi da tennis immersi nel verde.
  Barì, come veniva chiamato il paese, dalla radice mesopotamica "bar" e da "abbarì" (palude), con la costituzione del Regno d'Italia è diventato Bari Sardo. Il periodo prenuragico e nuragico è documentato dalla presenza di molti monumenti preistorici: menhirs, domus de janas, nuraghi e tombe dei giganti. La storia del periodo fenicio-punico-romano coincide con le vicende ogliastrine, testimoniate dalla presenza, ad appena 13 chilometri di distanza, del centro commerciale è portuale di "Solki" (l'attuale Girasole). Con l'avvento del Cristianesimo sorsero numerosi villaggi intorno a chiese rurali: Sant' Antine, Santa Susanna, San Leonardo, Santa Cecilia. Successivamente le incursioni vandaliche ed arabe diedero origine alla nascita della villa di Barì, nell'attuale sito, a 4 chilometri dalla costa. Le prime citazioni si trovano infatti in due documenti medievali: il primo (XII secolo) per "coltivazione di cereali, grano ed orzo", il secondo (1316) per tributi che i bariesi pagavano ai pisani. Nel 1479 il paese cadde sotto il dominio spagnolo. Sullo scoglio della costa di Barì, per decreto di Filippo II, venne fatta costruire la torre, detta appunto " spagnola", in difesa della costa dalle frequenti incursioni saracene. Il periodo della dominazione di Casa Savoia, dal 1715 in poi, è contraddistinto da grandi problemi: mal governo, e esosi tributi e malaria. Nel 1800 il paese doveva comunque essere fiorente, se, insieme a Tortolì e Lanusei, aveva l'ambizione di diventare Diocesi d'Ogliastra.